
di <i>Matteo Motterlini (professore di </i><i>Filosofia della scienza presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano) e </i><i>Giacomo Grassi (membro dell’Ipcc Task Force Bureau)</i>
La revisione dello scenario climatico più estremo è stata usata da Donald Trump come prova del “fallimento” della scienza. Ma Rcp 8.5 non era una previsione: era un’ipotesi limite, oggi considerata meno plausibile perché il contesto energetico globale è cambiato
Donald Trump ha commentato la recente revisione degli scenari climatici come la prova definitiva che il catastrofismo sul clima fosse «sbagliato, sbagliato, sbagliato». Il bersaglio è Rcp 8.5, lo scenario ad alte emissioni usato per anni come ipotesi di futuro estremo: forte crescita della popolazione, uso massiccio di carbone, emissioni in aumento, politiche climatiche assenti. Un mondo in cui tutto andava nella direzione peggiore. Uno scenario che ora è stato accantonato dalla comunità scientifica.
La tentazione, a questo punto, è cadere in una falsa alternativa: «allora era tutto falso», oppure «no, era tutto vero». La scienza non funziona così. Non procede per verità definitive, ma attraverso ipotesi continuamente vagliate, discusse e riviste.
La sua forza non sta nell’essere infallibile, ma nella capacità di correggersi pubblicamente quando emergono nuove valutazioni. La storia di Rcp 8.5 va




