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I manifesti di Renzi stile Ventennio contro Meloni sono un caso politico: l’ad di Ferrovie convoca i vertici di Grandi Stazioni

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di Claudio Bozza

La campagna di Italia viva sui treni in ritardo irrita il governo. La sfida dell’ex premier: prolunghiamo l’iniziativa, se ci venisse negata andremo in Parlamento

«QUANDO C’ERA LEI i treni arrivavano in ritardo». Il governo, nella persona della premier Giorgia Meloni, non ha affatto gradito le frasi in stile littorio proiettate in questi giorni sui maxischermi nelle stazioni delle grandi città italiane. Si tratta di una provocatoria campagna pubblicitaria lanciata da Italia viva per attaccare il governo e anche per cercare di «acchiappare» più fondi possibili dal 2 per mille delle dichiarazioni dei redditi.

Stefano Donnarumma, amministratore delegato del gruppo Ferrovie dello Stato nominato dal governo, ha convocato i vertici Grandi Stazioni per chiedere spiegazioni su questa campagna di forte impatto politico. Grandi Stazioni è il braccio del gruppo FS, che gestisce gli spazi commerciali e pubblicitari all’interno degli scali ferroviari. La campagna del partito di Matteo Renzi  doveva durare 4 giorni, per un costo quotidiano di 5 mila euro, con la proiezione dei manifesti in stile Istituto Luce e che ammiccano al Ventennio. 

Italia viva, venuta a conoscenza dell’intervento, ha chiesto l’estensione della campagna per ulteriori 4 giorni. «Vedremo quale sarà la

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