
di Marco Cremonesi e Adriana Logroscino
Le voci nei corridoi del Senato. Romeo (Lega): «Non siamo sempre noi i cattivi»
Non è stata una iniziativa della Lega. La manina, che materialmente ha scritto l’ormai famigerato articolo 8 della mozione di maggioranza che rimetteva in discussione l’incremento della spesa per la difesa, era di Forza Italia: «Una svista dei dirigenti degli uffici, che stendono materialmente i documenti, su cui i dirigenti politici non hanno vigilato», la sintesi amara degli Azzurri. Certo, gli stessi leghisti non negano che, messi davanti a un testo così ruvidamente anti-militare, non hanno avuto alcuna ragione di correggerlo. Anzi. «Si devono essere fregati le mani», sussurrano gli alleati ancora feriti dalla reprimenda del governo e della premier stessa per correggere la manovra in corsa.
Alla fine quella che sembrava una clamorosa sconfessione dell’impegno assunto dall’esecutivo in ambito Nato — l’innalzamento della spesa per la difesa al 5 per cento del Pil — infatti è stata cancellata. Gli strascichi politici, però, restano.
La poche righe espunte in tutta fretta, sollecitavano il governo a «mantenere un impegno realistico e credibile in ambito Nato, confermando il raggiungimento del 2 per cento del Pil per la




