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I primi dipendenti di OpenAi già milionari, incassano fino a 30 milioni con le stock option

di Massimiliano Jattoni Dall’Asén

Fortuna milionarie per dipendenti ed ex dipendenti della società di San Francisco, non quotata in Borsa: è il primo segnale della nuova ondata di ricchezza generata dall’intelligenza artificiale

A San Francisco c’è chi ha già incassato il jackpot dell’intelligenza artificiale. E non sono soltanto i fondatori o i grandi investitori della Silicon Valley: stavolta a diventare milionari sono anche ingegneri, ricercatori, product manager. Dipendenti «normali», almeno per gli standard dell’industria tech. OpenAI, la società che ha acceso la corsa globale alla Ai con ChatGpt, ha autorizzato nei mesi scorsi una maxi vendita di azioni interne che ha trasformato centinaia di dipendenti in multimilionari ancora prima della quotazione in Borsa.

Secondo il Wall Street Journal, che per primo ne ha dato notizia, oltre 600 tra dipendenti attuali ed ex dipendenti hanno venduto quote per un valore complessivo di 6,6 miliardi di dollari. Per circa 75 di loro il guadagno ha toccato il tetto massimo consentito dall’operazione: 30 milioni di dollari a testa. Una cifra che, fino a pochi anni fa, era riservata ai fondatori delle startup di maggior successo o ai venture capitalist più fortunati.

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