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Concessioni balneari, in Italia 30mila a rischio (ma Spagna e Grecia aggirano la legge Bolkestein)

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Mentre l’Italia rischia di smantellare 30 mila concessioni, Madrid proroga i lidi per 90 anni e Atene tutela i grandi resort internazionali. E in Italia le regioni si muovono in ordine sparso. E i prezzi lievitano…

Sarebbe divertente immaginare Mao Zedong dopo la nuotata nello Yangtze a Wuhan (guarda te le coincidenze) – incipit della grande Rivoluzione culturale – che s’accomoda sulla riva con secchiello e paletta e scandisce «grande è la confusione sotto il cielo, dunque la situazione è eccellente». Questa è la condizione dei titolari dei circa 30 mila stabilimenti balneari d’Italia – danno da lavorare a mezzo milione di addetti – in balìa delle onde della direttiva Bolkestein. Tra proroghe, pronunciamenti, ordinanze che si susseguono, non sanno più che pesci pigliare e aspettano come l’oracolo di Delfi una sentenza della Cassazione.

Sanno, però, che il 58% degli italiani vuol fare vacanze al mare: dunque grande confusione, ma eccellente prospettiva. Che però è come lo yogurt, a scadenza: se non cambiano le cose, al 31 dicembre di quest’anno il 90% delle 27 mila concessioni demaniali dovrà andare a gara.

Il bivio della Cassazione e il pressing di Bruxelles sulla direttiva Bolkestein

La Suprema Corte dovrebbe però annullare

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