
di Marta Serafini
Niente uniforme, niente servizio militare, ma una fede assoluta nella tecnologia come arma strategica. Il più giovane ministro di Zelensky punta su droni, automazione e raccolta dati per logorare la Russia, riformare la mobilitazione e cambiare l’esercito.
Dici Mykhailo Fedorov e dici guerra ibrida. Non ha mai indossato una uniforme, non ha fatto il servizio militare. Alle spalle, un passato da imprenditore del marketing tech e da ministro della Trasformazione digitale. Eppure, a soli 35 anni, guida il ministero della Difesa di un Paese in guerra da oltre quattro anni.
Arrivato a palazzo dopo la caduta del primo consigliere del presidente Andriy Yermak e il rimpasto – si vocifera sia stato proprio Fedorov a consigliare a Zelensky di allontanarlo – il giovane neo ministro ha messo subito le cose in chiaro portandosi dietro una squadra di giovani consiglieri, analisti dei dati e perfino un tavolo da ping pong nei corridoi. Più una startup che uno stato maggiore.
Droni, sensori, sistemi autonomi, intelligenza artificiale, dati raccolti e rimessi in circolo quasi in tempo reale per correggere errori e aumentare l’efficacia. Il futuro del conflitto non passa soltanto dalla resistenza, ma dalla capacità di




