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Farhadi, il regista iraniano a Cannes: «Usa o il regime di Teheran? Qualsiasi omicidio è un crimine»

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di Stefania Ulivi. inviata a Cannes

Il regista in gara sulla Croisette con «Histoires parallèles» ha puntare il dito anche contro la sanguinosa repressione perpetrata dal governo di Teheran

Un mese fa, alla vigilia della 79 edizione del festival di Cannes, dove è tornato in concorso con Histoires parallèles, e all’indomani degli attacchi americani e israeliani in Iran Asghar Farhadi aveva lanciato un «invito artisti e registi di tutto il mondo a farsi portavoce, in questi giorni e ore critiche, in ogni modo possibile, per fermare l’aggressione che ha distrutto sempre più infrastrutture civili». Venerdì, la voce del regista iraniano che da tre anni non vive più nel suo paese, è risultata ancora più ferma. Farhadi, due volte incorato con l’Oscar (per Una separazione e Il cliente), ha raccontato di essere stato a Teheran pochi giorni fa, e di portare ancora il peso «le cicatrici» di ciò che ha visto. «Sono accaduti  due eventi estremamente dolorosi negli ultimi mesi, mentre lavoravo alla post-produzione del film. Uno di questi è stata la morte di numerose persone innocenti, bambini e membri della popolazione civile uccisi nella guerra. Prima ancora del conflitto, abbiamo assistito alla morte di manifestanti scesi in strada per

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