
di Alessandro Sala
L’appello per un’applicazione rigorosa delle nuove norme su uccisioni e maltrattamento e la mobilitazione per fermare i progetti di allargamento dell’attività venatoria
La norme che tutelano gli animali ora ci sono. E forze dell’ordine e magistrati sono chiamati ad applicarle. «Rigorosamente» sottolinea Michela Vittoria Brambilla, presidente dell’Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali e della Leidaa che ieri ha chiamato a raccolta a Milano una sessantina di associazioni animaliste per fare il punto sulla legge che porta il suo nome. «Ma anche e soprattutto — dice — per ribadire che il tempo dell’impunità è finito, che gli animali sono a tutti gli effetti esseri senzienti e chi li uccide o li maltratta in carcere ci finisce davvero».
Non ancora, in realtà, perché la legge 82 è entrata in vigore lo scorso 1° luglio e non è retroattiva, per cui i processi in corso si basano ancora sulle norme in vigore quando i reati sono stati commessi. Ma da dieci mesi quelle contro gli animali non possono più essere considerate violazioni minori. Tutte le pene sono state aumentate e affiancate da sanzioni pecuniarie. Di qui l’invito anche a non voltarsi dall’altra parte e a denunciare




