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Il «patto del merluzzo» preoccupa l’Europa: così la Norvegia collabora con la Russia

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di Irene Soave

Il Financial Times, che ha sollevato il caso, lo chiama “il patto del merluzzo”: l’effetto un po’ comico della sintesi tradisce la sostanza dell’evento, che è a tutti gli effetti un accordo tra la Norvegia – membro fondatore della Nato – e la vicina Russia, per cooperare nella gestione del mare di Barents che è la più grande riserva di merluzzi del mondo. E un accordo che, secondo alcuni analisti, potrebbe agevolare alla Russia attività di spionaggio

Il mare di Barents, distesa artica tra i due Paesi e le isole Svalbard, viene gestito da Russia e Norvegia con un patto del 1975 che la comunità scientifica ritiene essenziale per prevenire lo spopolamento della fauna, contingentando le possibilità della pesca. La gran parte dei merluzzi, spiega cioè il Financial Times, vive in acque russe; poi migra e si riproduce nelle acque norvegesi. Il mercato non è piccolo: al momento vale quasi due miliardi di euro l’anno. 

La co-gestione funziona: è tuttavia anche uno dei pochi ambiti in cui la cooperazione di un Paese europeo con la Russia è proseguita indisturbata, mentre il resto degli Alleati e della Ue ha sopportato costi anche grandi

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