C’è un’altra crisi energetica che spaventa l’America MAGA, molto diversa dallo «shock iraniano». Certo, pure l’automobilista americano ha subito i rincari al distributore, anche se la benzina Usa mediamente continua a costare la metà che in Europa. Se la guerra non finisce presto e il caro-benzina non rientra subito, questo sarà un tema della campagna elettorale da qui al 3 novembre (voto per il rinnovo del Congresso). Poi ci sono quei prodotti della raffinazione degli idrocarburi, come i fertilizzanti, che vanno a incidere sull’elettorato agricolo. Ma c’è un tema specifico agli Stati Uniti, legato alla loro supremazia mondiale nella nuova rivoluzione tecnologica: l’intelligenza artificiale. L’Europa è talmente indietro che non capisce bene quel che sta accadendo, o si trastulla in astratti dibattiti filosofici, metafisici. In America tutto sta accadendo da tempo, e a gran velocità.
In parte l’AI ha un effetto da ammortizzatore economico, fa della guerra in Iran un «side-show», uno spettacolo collaterale: vedi l’andamento delle Borse, trainate dai titoli di Big Tech. Quattro giganti tecnologici americani — Amazon, Google, Microsoft e Meta — hanno investito da soli oltre 130 miliardi di dollari in un trimestre, in gran parte per costruire data center e infrastrutture dedicate all’intelligenza artificiale. È




