
di Andrea Laffranchi
Il deejay pubblica il nuovo album «Feel the Bass»
Dai club newyorchesi alla tendenza del soft clubbing, dalla scena di Las Vegas ai grandi festival di musica elettronica europei. Cambiano i posti, cambia il pubblico, ma per Benny Benassi la musica ha sempre qualcosa di fisico. «È una sensazione che mi porto dietro sin da ragazzino: tutto parte dallo spostamento d’aria dei woofer. Sono cresciuto nei locali di Reggio Emilia a cavallo fra 80 e 90. La domenica pomeriggio mi piazzavo davanti alle casse: mi piaceva quella sensazione fisica», racconta Benassi, pioniere dell’electrohouse.
Il suo nuovo album, uscito venerdì 1° maggio, si chiama «Feel the Bass», sentire il basso. «Nei primi anni testavo le mie produzioni in un’azienda che fa impianti per discoteche: facevo il confronto con il suono dei Daft Punk o Robbie Rivera». Una delle nuove tracce si intitola «Discoteka», luogo di aggregazione in via di estinzione. «È morta la discoteca intesa come locale con un gestore, si è perso il concetto dell’andare a ballare nel tal posto, ma ci sono festival di elettronica che fanno numeri enormi». Tanto grandi che la politica ha scoperto il fascino dei deejay. A Genova c’è stata




