
di Greta Privitera
L’economia in Iran al collasso: 2 milioni di persone avrebbero perso il lavoro
Se ti inoltri tra i banchi di un mercato di Teheran, ti scontri con l’aritmetica del collasso: per portarti a casa un uovo devi sborsare un milione di rial, per un hamburger la cifra sale fino a cinque milioni. Per misurare il peso di questo sfacelo, basta guardare al salario minimo mensile: 200 milioni di rial.
«Le banche non funzionano e non riusciamo a incassare gli stipendi», ci scrive Samira dalla capitale. La tregua offre certamente un respiro ai cuori della gente che per settimane hanno sussultato di paura, ma non garantisce alcuna pace alla vita quotidiana dei tanti che non arrivano alla fine del mese.
L’economia iraniana, va detto, era già a pezzi ben prima che i cieli delle città si oscurassero con i bombardamenti. Le sanzioni soffocanti imposte da Washington, stratificate nel corso di anni e inasprite dal sigillo delle Nazioni Unite, avevano già prosciugato le casse dello Stato. La concomitanza di una pessima gestione governativa funestata da una corruzione dilagante ha spinto l’inflazione verso la soglia del 50%, diventando la fiammata iniziale delle gigantesche proteste che, tra dicembre e gennaio,




