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Hormuz, uranio e soldi: i sospetti tra Usa e Iran. Ma nonostante i rilanci la trattativa non è chiusa

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di Greta Privitera

I lineamenti di un accordo cominciano a intravedersi all’orizzonte, anche se la strada per concretizzarlo resta lontana

Qualcuno ha scritto «i negoziati dei negoziati». Che è una formula che coglie in pieno il faticoso valzer tra la Repubblica islamica e gli Stati Uniti d’America dove le distanze su punti, richieste e visioni del futuro sembrano dilatarsi di settimana in settimana. Neanche questa volta le delegazioni osano sedersi a una stanza di distanza, figuriamoci intorno a un tavolo, e si accontentano di consultazioni con i mediatori, intrappolati in un labirinto di sfiducia — soprattutto dal lato iraniano — che paralizza ogni tentativo di avvicinamento.

La voce del regime

La rappresentanza di Teheran, ora capitanata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, tiene le posizioni con fermezza. «Nessun secondo round di colloqui è in programma», racconta al telefono una fonte vicina al regime, che spiega: «Il ministro non ha alcun mandato per parlare di nucleare, in questo momento».

Nuova proposta

E che cosa è andato a fare a Islamabad? A illustrare le posizioni di principio della Repubblica islamica riguardo al cessate il fuoco appena esteso da Donald Trump «e la completa cessazione della guerra imposta». Avrebbe anche portato

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