
di Tommaso Labate
L’intervista all’ex presidente della Camera: «Fui ispirato da Iotti e Togliatti, chiesi di capire non di assolvere»
«La cosa che mi stupisce è che se ne parli ancora oggi, a trent’anni di distanza. Segno che quel nodo non è stato ancora sciolto del tutto».
Luciano Violante, trent’anni fa, il 9 maggio 1996, la sua elezione a presidente della Camera dei deputati. E quel passaggio sullo sforzo di capire i ragazzi di Salò. Chi l’aveva ispirata?
«Nel metodo, soprattutto Nilde Iotti. Che nel suo discorso di insediamento alla presidenza della Camera, nel giugno del 1979, aveva sottolineato che fare politica era, e secondo me è ancora, la scelta di sforzarsi di capire le ragioni degli altri. Non per condividerle ma per capirne i fondamenti».
E nel merito?
«La scelta di comprendere le ragioni dei vinti aveva segnato l’approccio della sinistra nel primissimo Dopoguerra. Prima cioè che i decenni successivi facessero prevalere la scelta della contrapposizione feroce tra antifascisti e fascisti soprattutto determinata dalle stragi fasciste. C’è traccia di un importante discorso che Palmiro Togliatti, segretario del Pci, aveva fatto nel 1945 ai giovani della federazione romana. Aveva detto di parlare con i loro coetanei che




