
Il racconto della partigiana Leda Azzalini: «Su in montagna facevo tutto quello che facevano gli uomini: la guardia, le ispezioni con la pattuglia per vedere se c’erano tedeschi in giro»
A 18 anni appena compiuti, dopo aver lasciato un biglietto a casa, Leda Azzalini (Vallorch, Treviso, 1926) sale in montagna, nell’altopiano del Cansiglio (Treviso), per raggiungere il Gruppo brigate Vittorio Veneto, poi confluito nella Divisione Nino Nannetti. Voleva «solo dare una mano», invece diventerà la caposquadra di un gruppo di uomini.
Unica donna del suo gruppo, Leda non è stata una staffetta ma una combattente a tutti gli effetti. Con il nome di battaglia «Mariska» rimarrà lassù fino alla fine della guerra: «Facevo tutto quello che facevano gli altri uomini: la guardia, le ispezioni con la pattuglia per vedere se c’erano tedeschi in giro. Facevo tutto quello che fa un soldato».
Dopo la guerra, Leda emigra in Venezuela per cercare lavoro: ci resterà 15 anni. È in Sudamerica che scoprirà la nascita della nostra Costituzione; e là continuerà a comprare il «Corriere della Sera», che «arrivava il giorno dopo», ricorda. In occasione del 25 aprile dice: «Oggi siamo ancora in guerra. E a me, questa guerra qui,




