Avendo conosciuto il padre quando non era ancora il grande industriale che poi è diventato, ci sentiamo autorizzati a consigliare prudenza, tanta prudenza, a uno dei figli, Leonardo Maria Del Vecchio e a lanciare – per quel che vale – un messaggio di concordia a una delle famiglie più ricche forse troppo, manager inclusi, del Paese.
Il gruppo Essilor-Luxottica è l’esempio di come genialità, perseveranza e visione imprenditoriale italiane non abbiano confini. L’erede Del Vecchio che porta lo stesso nome del padre, ex Martinitt, si accinge a indebitarsi per oltre 10 miliardi al fine di esercitare il diritto di prelazione sulle quote dei fratelli Luca e Paola, sempre che siano disponibili a vendere. Come riferisce Giovanni Pons su Repubblica è estremamente difficile che l’assemblea straordinaria della holding lussemburghese Delfin, in programma lunedì prossimo, approvi l’operazione.
Ma ammettiamo per un attimo che al di là di tutte le questioni legate ai rapporti familiari, agli strascichi giudiziari di un’eredità complessa e litigiosa, Leonardo Maria riesca a rilevare il 25 per cento di Delfin che tra l’altro è azionista di Monte Paschi, Mediobanca, Generali e UniCredit. Il peso degli interessi, 400 milioni l’anno, è rilevante. Le azioni sarebbero date in pegno,




