di Fausta Chiesa e Adriana Logroscino
Palazzo Chigi e il Mef irritati per la pretesa della super buonuscita da 7,3 milioni. Opposizoni all’attacco. Imbarazzo del consiglio di amministrazione, che deve decidere e sarà riconvocato nei prossimi giorni
Doveva chiudersi ieri (lunedì 20 aprile), giorno in cui Palazzo Chigi ha dato un ultimatum: la presidenza Eni o (forse) la buonuscita (forse) 7,3 milioni di euro. E intanto rallentano anche le manovre per le nomine di sottogoverno e del nuovo presidente della Consob per via del complesso puzzle politico che coinvolge Federico Freni, leghista sottosegretario al Mef, indicato per presiedere l’autorità ma bloccato dal veto di Forza Italia.
Prosegue il caso Giuseppina Di Foggia, scelta da questo governo per la guida di Terna tre anni fa e non confermata per un secondo mandato. Con lo stallo che si è creato, sarà convocato nei prossimi giorni un altro consiglio di amministrazione per tornare a discutere in punta di diritto il nodo della buonuscita. Lo stesso argomento che era sul tavolo del board ieri mattina: la «severance» (indennità di fine rapporto), contrattata da Di Foggia e approvata dal gruppo che gestisce la rete elettrica di trasmissione nazionale. Dunque il consiglio presieduto da




