
di Greta Privitera, inviata a Dubai
I Guardiani della rivoluzione si dicono pronti a tornare allo scontro aperto. Ghalibaf: «La guerra mediatica fa parte del conflitto, ma l’Iran non si farà influenzare»
DALLA NOSTRA INVIATA
DUBAI – Dicono «racconta bugie». Che le dichiarazioni degli ultimi due giorni siano «sparate», l’ennesima conferma di uno stile — dire, smentire, rilanciare — che è il marchio di fabbrica di Donald Trump. E che così la fiducia nei negoziati, già fragile, continui a consumarsi, fino a sfiorare lo zero. Parliamo con due fonti vicine alla delegazione iraniana che, se tutto andrà come previsto, domani (lunedì 20 aprile, ndr.) dovrebbe incontrare gli americani a Islamabad, in Pakistan, per un secondo round di colloqui. Ma il condizionale resta d’obbligo: «Si naviga a vista», spiegano.
Venerdì il ministro degli Esteri Abbas Araghchi aveva annunciato la riapertura dello Stretto di Hormuz. Si parlava delle prime navi in transito, delle Borse che tornavano a respirare. Sembrava l’inizio di una tregua vera. Poi è arrivato Trump: un post, poche righe, per chiarire che il blocco marittimo ai porti iraniani non sarebbe stato revocato. E Teheran ha fatto marcia indietro e ha richiuso lo Stretto. I media di Stato



