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L’intreccio finanziario cruciale per l’intesa Usa-Iran: asset e conti all’estero di Teheran bloccati e che valgono decine di miliardi

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di Greta Privitera

Fondi divisi in vari Paesi (20 miliardi solo in Cina): un nodo delle trattative, i dubbi di Vali Nasr e il peso delle sanzioni

DALLA NOSTRA INVIATA
DUBAI – C’è un altro nodo che si intreccia al negoziato tra Stati Uniti e Repubblica islamica: riguarda il destino di un’ingente somma di denaro iraniano congelata all’estero. Washington potrebbe essere disposta a sbloccare circa 20 miliardi di dollari di fondi iraniani, in cambio della rinuncia da parte di Teheran alle proprie scorte di uranio arricchito oltre il 60%. 

«Gli asset iraniani rappresentano un elemento centrale dei negoziati», osserva Paul Salem del Middle East Institute, «e se si arriverà a un’intesa, almeno una parte verrà liberata. Gli ayatollah hanno bisogno di liquidità e di un alleggerimento delle sanzioni, ed è più semplice restituire denaro che smantellare un intero regime sanzionatorio».

Titoli e riserve

Il congelamento dei beni è uno strumento che la politica internazionale conosce bene. Governi e tribunali possono bloccare fondi, titoli e riserve di uno Stato, trasformando la finanza in una leva di pressione. È un’arma che viene usata in caso di violazioni del diritto internazionale, accuse di crimini o tensioni geopolitiche, e che ha colpito

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