È innegabile che i bombardamenti di Trump e Nethanyau sull’Iran, che hanno provocato la chiusura dello Stretto di Hormuz, abbiano conseguenze sul commercio di tante merci. A cominciare da petrolio e gas.
E che questo a cascata abbia fatto crescere il costo della benzina e in genere dei carburanti. Tanto per avere un’idea di come funziona l’economia, i prezzi sono saliti anche negli Stati Uniti che sappiamo da qualche anno sono assolutamente autonomi dal punto di vista delle fonti fossili.
Estraggono cioè dal loro sottosuolo sufficiente petrolio e gas per i loro consumi interni. Nonostante questo i prezzi sono saliti perché per quanto si alzino barriere e confini il mondo dei commerci mondiali è comunque collegato. Anche noi ne paghiamo le conseguenze.
Chi ha una macchina diesel lo sa bene ogni volta che va a fare il pieno. Come rimediare? A lungo termine la strada lo sappiamo qual è. Puntare sulle fonti di energia rinnovabile. Sole, vento, fiumi, della quale in Italia siamo anche molto pieni. E il governo qualcosa deve rimproverarsi su questo.
Quanti ministri ci hanno continuato a dire che l’Europa era ideologica nel voler puntare sulle rinnovabili in fretta? Ma questa è la strada a lungo termine




