di Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Il Parlamento argentino ha approvato la riforma che decentralizza la tutela dei ghiacciai e apre alle attività estrattive, mentre la dollarizzazione resta sullo sfondo. Cresce il malcontento sociale e il presidente invita alla pazienza
In pochi giorni, Javier Milei ha compiuto tre mosse che raccontano più di un anno di retorica: ha spinto sull’acceleratore delle riforme più controverse, ha lasciato sullo sfondo il suo progetto più simbolico e ha ammesso, per la prima volta, che il costo sociale della sua politica è reale. Non è una svolta improvvisa. È qualcosa di più sottile e, forse, più decisivo: l’ingresso nella fase in cui le idee devono fare i conti con la realtà.
La riforma della legge sui ghiacciai
Il via libera alla riforma della legge sui ghiacciai è il segnale più evidente della direzione scelta. Il governo ha ridotto i vincoli ambientali che limitavano l’attività mineraria nelle aree andine, trasferendo maggiore autonomia alle province e aprendo di fatto nuovi spazi allo sfruttamento delle risorse. Non sarà più l’autorità scientifica nazionale a definire gli standard di protezione, ma le singole province, con il rischio — secondo i critici — di un sistema più frammentato e permissivo. È




