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Aragoste, astici e scampi provano dolore: lo dice anche la scienza. «Non bolliteli più da vivi»

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di Alessandro Sala

Uno studio dell’università di Goteborg certifica la sofferenza dei crostacei e la loro capacità di reagire agli antidolorifici esattamente come noi umani

Le associazioni animaliste lo sostengono da tempo. Anche le aragoste e gli altri crostacei provano dolore. Il fatto di non avere una voce per esprimerla non significa che non provino sofferenza. E a supporto di questa tesi c’è ora una nuova ricerca scientifica che lo conferma. È stata realizzata da ricercatori dell’Università di Goteboerg, in Svezia, che hanno pubblicato i propri studi sulla rivista Scientific Reports. A confermare che possano soffrire  sarebbe, in particolare, la loro reazione positiva agli antidolorifici, che come negli esseri umani garantiscono loro un effetto analgesico. Se il dolore si può «spegnere» con dei farmaci, in sostanza, vuol dire che quel dolore c’è. Di qui la richiesta degli stessi studiosi rivolta a istituzioni e decisori politici affinché si lavori su un sistema di regole che preveda metodi di uccisione meno traumatici. Anche questi, ovviamente, supportati e validati dalla scienza.

«Il fatto che gli antidolorifici sviluppati per gli esseri umani funzionino anche sulle aragoste – sottolinea Lynne Sneddon, che ha coordinato i ricercatori – dimostra quanto il funzionamento dei nostri organismi

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