di Federico Fubini
In Russia si notano sintomi di sclerosi in un sistema che si incrina: lotte intestine ai vertici dello Stato, insofferenza fra le élite di Mosca, disillusione e impopolarità crescente nell’opinione pubblica
Questo articolo è tratto dalla newsletter settimanale «Whatever It Takes» di Federico Fubini. Per iscriversi questo è il link.
Dal 13 aprile per la prima volta da sedici anni, ma soprattutto dall’aggressione all’Ucraina del 2022, Vladimir Putin rimane senza il suo grande sabotatore: il suo cavallo di Troia, la spina nel fianco che in Europa ha bloccato o frenato ogni singola azione per contrastare la Russia. Viktor Orbán, per ora, esce di scena. Ma questa settimana l’uomo che il vecchio leader ungherese chiamava il suo «leone», paragonando se stesso al «topolino» che lo aiuta come nella favola di Esopo, avrà altro a cui pensare.
Tra pochi giorni in Russia scatta ufficialmente la guerra alle VPN (“Virtual Private Network”), i servizi che creano connessioni nascoste degli utenti con siti o piattaforme proibite come YouTube, WhatsApp o Telegram. Ci sarà poi da far applicare il divieto totale di Telegram, scattato appena tre giorni fa. Un passaggio delicato anche per un autocrate. Bloccare le




