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La pagella del Mereghetti: l’ispettrice Léa Drucker, le violenze della polizia parigina: quanta fatica costa inseguire la verità (voto 8)

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di Paolo Mereghetti

«Il caso 137» di Dominik Moll è un polar teso, affilato che indaga la condotta di alcuni poliziotti durante gli scontri coi gilet gialli

La scena chiave di Il caso 137, che racconta un’indagine interna della polizia parigina, non avviene negli uffici dove lavorano i poliziotti o sui luoghi del «delitto», ma lontano dal lavoro, in un bowling.

È passata un po’ più di mezz’ora dall’inizio, Stéphanie Bertrand (Léa Drucker, come sempre perfetta), membro dell’Ispettorato generale della polizia nazionale, sta indagando sul ferimento di un ventenne venuto con la famiglia a manifestare a Parigi insieme agli altri Gilets Jaunes, il movimento dei gilet gialli: è in ospedale con un fortissimo trauma cranico e la madre (Sandra Colombo) sostiene che alcuni poliziotti gli abbiano sparato un proiettile di gomma intenzionalmente e senza ragione, riducendolo in fin di vita.

Ma quella sera Stéphanie vuole svagarsi, giocando a bowling con i colleghi. Quando però va al bar incrocia il suo ex marito Jérémy (Stanislas Merhar) con la sua nuova fidanzata (Antonia Buresi): lei è un’attivista del sindacato di polizia e le chiede a bruciapelo come faccia a fare quel mestiere, che consiste nel sanzionare altri

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