di Redazione Economia
Da inizio 2026 i gestori patrimoniali di Regno Unito, Asia, Medio Oriente, Africa e Oceania hanno acquistato il 43% delle obbligazioni europee. Nello stesso periodo ridotta l’esposizione ai Treasury americani per oltre 80 miliardi
Alla fine, almeno sui mercati, Donald Trump sta finendo per fare un favore all’Europa. Non certo per convinzione europeista, ma per effetto collaterale della sua linea politica e commerciale sempre più imprevedibile. È questa, in sintesi, la fotografia scattata da Politico, l’edizione europea dell’organizzazione giornalistica americana che si occupa di affari politici dell’Unione europea, secondo cui i dazi, le tensioni geopolitiche e l’incertezza strategica che ruotano attorno alla Casa Bianca stanno spingendo una quota crescente di investitori internazionali verso i titoli di debito emessi dall’Unione europea.
Bruxelles come elemento di stabilità
Il ragionamento, per Bruxelles, è semplice: in un contesto globale attraversato da shock commerciali, guerre e pulsioni nazionaliste, il lento e spesso macchinoso processo decisionale dell’Unione finisce per trasformarsi in un elemento di stabilità. Ed è proprio questa prevedibilità, in un mondo sempre più instabile, a rendere più appetibili gli eurobond collocati dalla Commissione europea.
Il ricorso al mercato
Secondo i dati citati da Politico, dall’inizio del 2026 i gestori




