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«I giovani non bevono vino? Colpa nostra». L’autocritica del settore

I giovani «non sono interessati al vino, ma non per colpa loro: per colpa nostra». La frase di Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, fotografa uno dei nodi più discussi oggi nel mondo del vino: il rapporto sempre più fragile tra le nuove generazioni e una delle bevande simbolo della cultura alimentare europea. Il tema è tornato al centro delle riflessioni alla vigilia di Vinitaly (che inizia domenica 12 aprile per chiudersi mercoledì 15, ndr), dove operatori e produttori stanno analizzando i cambiamenti nei consumi. Quella delle narrazioni fuorvianti è anche una delle catene da cui il vino dovrebbe liberarsi nella bottiglia di vino che campeggia al padiglione Coldiretti durante la manifestazione di Verona e avvolta simbolicamente proprio da catene che si spezzano.

Un problema di racconto del vino

Secondo Cotarella, il settore deve fare un esame di coscienza. Negli ultimi anni il vino è stato spesso raccontato con linguaggi tecnici o elitari, lontani dalla sensibilità dei giovani consumatori. «Non abbiamo pensato abbastanza a come avvicinarli», osserva.

Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi

Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi

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