
La crisi del settore spinge i marchi più importanti a riconvertirsi al militare. Con la benedizione dei governi e dell’Unione europea. Che puntano sul riarmo.
C’era una volta, a Osnabrück, una fabbrica che sfornava T-Roc cabriolet. Belle macchine, capote abbassata, vento tra i capelli, la gioia di vivere imbullonata su quattro ruote tedesche. Oggi quello stabilimento Volkswagen – 2.300 lavoratori, Bassa Sassonia e ordine prussiano – sta trattando con Rafael, la società di Stato israeliana che ha inventato l’Iron Dome. Non per produrre “scoperte”, si capisce. Per assemblare camion che trasportano intercettori, rampe di lancio e generatori.
La storia ha una logica feroce. Volkswagen aveva già provato a vendere lo stabilimento a Rheinmetall, il colosso degli armamenti nazionale, che dal 2024 in Borsa vale più di Bmw. Le trattative si sono arenate a fine 2025. A febbraio, la casa di Wolfsburg ha portato due prototipi militari a una fiera della difesa a Norimberga con il marchio di una “società partner”. La discrezione dei grandi.
La logica feroce del riarmo industriale
Ora c’è la trattativa con Rafael, benedetta dal governo tedesco, con la produzione che potrebbe partire entro 12-18 mesi. A patto che IG Metall – il sindacato metalmeccanico, che




