di Valentina Iorio
L’allarme di Assarmatori e Confitarma. Gnv: «Politiche che favoriscono il riempimento delle navi per mitigare l’impatto», Moby: «Per il momento attività regolari»
La chiusura dello Stretto di Hormuz dall’inizio di marzo ha avuto pesanti ricadute sui trasporti via mare, a causa dell’aumento dei costi del carburante (bunker) per navi e traghetti. Ora si spera che con la tregua la situazione possa normalizzarsi, ma per ora il blocco rimane e l’incertezza è elevata. Il prezzo del petrolio è in calo da quando è stata annunciata la tregua, ma la precedente impennata ha portato i prezzi dei carburanti a livelli record. A farne le spese finora è stato soprattutto il trasporto areo, ma anche quello marittimo fa fatica a sostenere i rincari, anche se sul fronte delle forniture per il momento non sta incontrando particolari difficoltà.
L’allarme di Assarmatori e Confitarma
Nelle scorse settimane Assarmatori e Confitarma avevano lanciato un allarme su possibili interruzioni dei collegamenti o riduzioni dell’offerta, se il prezzo dei carburanti dovesse rimanere sui livelli delle ultime settimane. «Il trasporto marittimo, e nello specifico il comparto dei traghetti, è un elemento essenziale per garantire la continuità territoriale in un Paese come l’Italia che vanta




