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Pakistan, che mediatore sarà?

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Federico Rampini / CorriereTv

Il vicepresidente Vance è in viaggio verso il Pakistan, dove quindi inizieranno i negoziati con l’Iran. E allora soffermiamoci su questo Paese. Non è un mediatore qualunque, non è un mediatore banale il Pakistan. 
Intanto si tratta di un Paese che è l’unico ad avere l’atomica islamica da decenni. Se l’è costruita per fronteggiare il suo nemico storico che è l’India, da cui peraltro il Pakistan è nato con una secessione, la tragica sanguinosa partizione del 1947, lo stesso anno in cui l’India si emancipata dall’Impero britannico.

Il Pakistan è un mediatore molto interessante perché non è un paese arabo. Appartiene semmai piuttosto all’etnia e alla civiltà del subcontinente indiano. Però è un paese musulmano, per certi aspetti vicino a una teocrazia islamica come l’Iran, con cui ha un confine importante. È però governato da una dittatura militare, forse potremmo dire come l’Iran, che sta scivolando sempre di più dagli ayatollah verso i guardiani della rivoluzione islamica, cioè il corpo militare del paese.

Ma il Pakistan al tempo stesso era stato un Paese molto vicino agli Stati Uniti. Ricorderete forse il generale Musharraf e il suo rapporto con George Bush dopo l’undici settembre, salvo rivelarsi un alleato infido

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