di Chiara Bidoli
Quali strategie adottare per leggere la complessità della realtà? Come gestire (a livello individuale e collettivo) l’aumento dell’irritabilità, aggressività, delle difficoltà nella gestione dell’emotività che riguardano soprattutto i giovani?
Può un conflitto essere motore di un cambiamento? Quali strategie adottare per leggere la complessità della nostra realtà? Come arginare la diffusione del pensiero dicotomico che porta, in questi tempi di guerre e incertezze, alla polarizzazione (sì o no, favorevoli o contrari)? E ancora, quali le risposte all’aumento dell’irritabilità, dell’aggressività, delle difficoltà nella gestione dell’emotività che riguardano soprattutto i più giovani? Se ne parla al congresso di Bormio «Conflitti nelle persone, nelle relazioni, nella comunità e riverberi psicopatologici» presieduto dagli psichiatri Emi Bondi e Claudio Mencacci.
Leggere il conflitto
Il conflitto può essere un’ opportunità di crescita, può mettere in moto nuovi equilibri, è un segno di trasformazione sociale, ma oggi è diffuso – non sempre in modo positivo – in ogni livello della società e anche all’interno delle famiglie. «Dobbiamo riconoscere che ci sono più conflitti: quelli interni all’individuo, quelli nella famiglia, nelle organizzazioni, e poi i macro, tra le classi sociali e tra le nazioni. Dove siamo adesso? In nuove forme di conflittualità. Negli ultimi 18




