
di Guido Santevecchi
L’udienza straordinaria concessa alla signora Cheng del Kuomintang. Le mire del presidente cinese, le incognite sul vertice con Trump e la rivelazione di John Bolton
Parlare di pace, di questi tempi, non è scontato. E quando la pace viene evocata a proposito di Taiwan, considerata il più probabile focolaio di un conflitto in Asia, è il caso di fare attenzione.
Xi Jinping ha incontrato oggi a Pechino la taiwanese Cheng Li-wun, che guida il Kuomintang, partito d’opposizione dell’isola «ribelle». Erano dieci anni che un politico taiwanese del peso di Cheng non era ammesso in Cina e bisogna ricordare che dal 2016 Pechino rifiuta ogni forma di contatto con il governo di Taipei, accusandolo di «separatismo» e minacciandolo con ondate di grandi manovre militari.
Per segnalare la solennità dell’occasione, Xi ha schierato al tavolo del colloquio tutto il suo Politburo è ha subito usato la sua formula preferita quando vuole offrire il dialogo ai taiwanesi: «I compatrioti sulle due sponde dello Stretto sono una famiglia che vuole pace, sviluppo, scambi economici e cooperazione». Il tono si è fatto più duro mentre il presidente cinese continuava il ragionamento davanti alle telecamere: «Entrambe le sponde




