di Redazione Economia
Telepass saluta, Esselunga osserva, Adidas applica il malus: il flop azzurro pesa anche nei bilanci. La mancata qualificazione ai Mondiali costa alla Figc quasi 20 milioni: ecco perché
C’era un tempo in cui la maglia azzurra vendeva sogni, spot e scaffali. Oggi la domanda è un’altra: chi resta? La crisi della Nazionale italiana di calcio non si misura più soltanto con i risultati, con le qualificazioni mancate o con la geografia sempre più lontana dei Mondiali. Si misura con un indicatore molto più spietato del pallone: la velocità con cui gli sponsor si allontanano. Perché il calcio italiano può anche continuare a raccontarsela con i convegni, le filiere, i tavoli tecnici e i powerpoint sulla «ripartenza del sistema», ma il mercato ha una qualità che lo rende antipatico e prezioso: non finge. Se il prodotto perde fascino, valore e affidabilità, il brand non applaude: taglia il budget. Ed è esattamente quello che sta accadendo alla Figc, che scopre nel modo più brutale possibile che la mancata qualificazione ai Mondiali non è solo una figuraccia sportiva, ma un declassamento commerciale. In altre parole: non sei più il volto sorridente dello sport italiano ma un investimento da spiegare




