
di Christian Benna
Il leader degli industriali torinesi: «Ma le nostre imprese sono resilienti. C’è in corso un riassetto globale di tante transizioni, economiche, tecnologiche e sociali, che si traducono in terremoti. L’unica risposta è investire»
Questa è la tempesta perfetta. La cattiva notizia è che dobbiamo abituarci a navigare in mari incerti. Quella buona è che le nostre imprese stanno investendo per uscirne più forti di prima». Marco Gay, leader degli industriali torinesi, osserva lo tsunami del caro-energia che si sta abbattendo con violenza sui bilanci con la fiducia chi sa che il tessuto produttivo si rialzerà anche questa volta. «Parliamoci chiaro — spiega il presidente dell’Unione industriali di Torino — il calo dell’export e la riduzione del 10% della redditività sono segnali allarmanti, soprattutto perché gli effetti della crisi del Golfo si faranno sentire nei prossimi 3-4 mesi. Ma vedo comunque una reazione: le imprese non hanno smesso di investire, questo è il segnale che dopo lo choc ci sarà ripresa».
Marco Gay, ogni anno è la «tempesta perfetta». Nel 2025 i dazi di Trump, nel 2024 la crisi nera dell’auto, prima ancora la stagione pandemica. Le imprese cosa chiedono, altri aiuti economici?
«Tutt’altro. Le imprese




