
di Greta Privitera
A Islamabad i mediatori inviati dalla Repubblica islamica si confronteranno con Kushner e con Vance
Prima del 28 febbraio, a quei tavoli sedeva soltanto Abbas Araghchi, il ministro degli Esteri iraniano. Era lui l’uomo incaricato di mantenere la calma davanti a Jared Kushner e Steve Witkoff, gli inviati di Donald Trump. Era sempre lui che cercava di convincere Rafael Grossi dell’Agenzia atomica che gli ayatollah non hanno alcuna intenzione di costruire la bomba.
Ma stavolta è un’altra storia. Stavolta, ai colloqui più importanti dalla nascita della Repubblica islamica, siedono i pesi massimi del regime, i sopravvissuti ai raid chirurgici dell’aviazione israeliana che in 40 giorni hanno fatto fuori i vertici iraniani.
L’uomo forte
A Islamabad, in Pakistan, Mohammad Bagher Ghalibaf si prepara ad affrontare domani la coppia Kushner e Witkoff insieme alla guest star JD Vance. Ex comandante delle Guardie della rivoluzione, ex capo della polizia, ex sindaco di Teheran, Ghalibaf è oggi presidente del Parlamento iraniano. Guida de facto di un Paese rimasto orfano del Leader supremo, Ali Khamenei, sostituito dal secondogenito Mojtaba, che, dicono, è in gravi condizioni dopo il bombardamento che ha ucciso il padre. Anche se alcuni giornali internazionali




