
Al Masters le regole sono rigidissime. E anche un campione del passato le deve seguire
È la severa legge del Masters. Regole ferree che a questo torneo e al suo mondo vogliono dare una connotazione precisa, dove tradizione è la parola chiave («come nessun’altra» recita il suo iconico claim, ricordato ovunque e gridato anche sulle t-shirt in vendita). E qui la tradizione è fatta anche di istruzioni sussurrate ma risolute, che pretendono un rispetto assoluto, quasi religioso, da parte di chiunque partecipi al rito. Che scandiscono e guidano le lunghe giornate in campo dei patrons (come Augusta ama chiamare i suoi fedeli spettatori), come quelle dei giornalisti dentro e fuori la sala stampa, dei volontari, dei giocatori, dei caddie. Paletti irremovibili per tutti. Poi capita che qualcuno si dimentichi della sua responsabilità e, a prescindere dal ruolo, ne paghi le conseguenze. È capitato lo scorso martedì a Mark Calcavecchia, 65 anni, campione Open 1989, 18 Masters alle spalle giocati tra il 1987 e il 2008, al quale è stato chiesto di lasciare immediatamente l’Augusta National. Per sempre. La violazione è stata quella di aver usato il cellulare, non permesso all’interno della proprietà insieme a tablet e laptop (tutti da lasciare



