Il «pantano iraniano» coinvolge anche i due delfini di Donald Trump, quelli che lui ha designato come i suoi successori: il vicepresidente J D Vance e il segretario di Stato Marco Rubio. Tutti e due sono implicati direttamente in questa vicenda, che al momento si merita l’appellativo di «tregua fallita», e provoca tensioni nel mondo intero ma anche nella destra MAGA (Make America Great Again). Uno si ritrova, per così dire, inviato speciale a Islamabad. L’altro deve distribuire punizioni agli alleati della Nato.
Il ruolo più scomodo e più pericoloso è toccato a J D Vance. Forse come una sorta di ripicca presidenziale? È opinione diffusa che il vice fosse contrario alla guerra in Iran. Vance è probabilmente il più genuino interprete della corrente isolazionista dentro il movimento «America First». Come ex militare, come figlio di un’America di bianchi poveri che spesso furono arruolati e sacrificati nelle «interminabili guerre imperiali in Medio Oriente», nella sua carriera politica Vance ha espresso una critica radicale alle presidenze che vollero fare dell’America il gendarme mondiale. Lui si rispecchia nel trumpismo delle origini, quello del 2015-2016, la prima campagna elettorale, quando The Donald criticò duramente le avventure militari dei Bush padre e figlio. È




