MONOPOLIO TEDESCO
Per decenni il segmento delle auto di prestigio (o premium) è stato una fortezza praticamente inespugnabile. Dentro, ben saldi, le “big tre” tedesche: in rigoroso ordine alfabetico Audi, BMW e Mercedes. Fuori, una lunga lista di pretendenti più o meno ambiziosi che, nel migliore dei casi, sono riusciti a ritagliarsi una nicchia. Il punto è che chi compra premium non compra semplicemente un’auto. Compra uno status symbol e la certezza di essere riconosciuti in un certo modo.
Le tedesche hanno costruito negli anni una reputazione tecnica inattaccabile, una rete capillare e valori residui elevati, ma soprattutto hanno fidelizzato i clienti. Ed è proprio questo il vero vantaggio competitivo: cambiare marchio, in questo segmento, è molto più difficile che altrove. E infatti, anche brand solidi e rispettati altrove hanno faticato (e spesso fallito) nel tentativo di conquistare l’Europa.
Nella foto qui sopra la Zeekr 7x. TENTATIVI TANTI, SUCCESSO SCARSO
Gli esempi non mancano. La Lexus, braccio premium di Toyota che è riuscita in Nord America a raccogliere parecchi consensi, ha costruito auto impeccabili per qualità e affidabilità, ma in Europa è rimasta una scelta di nicchia, lontana dai numeri tedeschi. Ancora più breve la parabola dell’Infiniti, marchio di lusso




