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L’incognita ungherese sugli equilibri di Ue e Italia

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di Massimo Franco

Le elezioni di domenica prossima faranno capire se la nazione più filorussa dell’Unione Europea tornerà nell’alveo delle istituzioni di Bruxelles, o resterà isolata

C’è anche un sottinteso italiano, nelle elezioni in Ungheria di domenica prossima. Diranno non solo se la «democrazia illiberale» teorizzata da Viktor Orbán sopravviverà dopo sedici anni di potere crescente. Faranno capire anche se la nazione più filorussa dell’Unione Europea tornerà nell’alveo delle istituzioni di Bruxelles, o resterà isolata. E, più in generale, se il sovranismo in salsa magiara potrà rimanere la sponda della destra europea, quasi un modello, o segnerà l’inizio di una crisi. Quel voto sarà osservato con particolare attenzione anche dal governo italiano. Non c’é solo il capo della Lega e vicepremier Matteo Salvini a fare apertamente il tifo per Orbán, col quale ha fondato il gruppo dei Patrioti per l’Europa, filo Putin e appoggiati dal trumpismo. 

La stessa premier Giorgia Meloni bilancia un europeismo pro Ucraina tenuto fermo con coerenza in questi tre anni e mezzo, con una simpatia dichiarata più volte verso il presidente ungherese: una contraddizione che le viene rimproverata dalle opposizioni. Quel piccolo Stato è diventato, infatti, l’emblema della tenaglia russo-americana contro l’unità europea.

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