
di Massimo Franco
L’illusione della premier Meloni di un legame leale con Trump può rivelarsi un boomerang. Il Pd deve fare i conti con le ambiguità M5S
È cominciato non solo il gioco duro, ma un po’ sporco. E il timore è che possa diventare la colonna sonora della campagna elettorale per le Politiche del 2027. Le insinuazioni contro la premier Giorgia Meloni su una presunta infiltrazione della criminalità dentro il suo partito suonano come una sorta di «secondo tempo» dopo la sconfitta referendaria di fine marzo. E lascia capire che per le opposizioni sarà uno dei temi della propaganda, insieme con il rapporto del governo con l’amministrazione di Donald Trump.
L’aria sconsolata con la quale il ministro della Difesa, Guido Crosetto, è uscito martedì dall’aula della Camera dopo avere riferito al Parlamento, è emblematica. Doveva parlare delle basi americane in Italia, ma è stato investito da accuse sui rapporti tra il governo e Donald Trump. E il suo appello all’unità del Paese è stato accolto da sarcasmi: una sorta di manifesto al rifiuto di qualsiasi dialogo. «Sono molto dispiaciuto — ha detto —. Vorrei un livello più alto del Parlamento». Probabilmente, le sue parole sono




