
Testa in alto, mani sui fianchi, sorriso fiero. Durante il G7 a Borgo Egnazia, Giorgia Meloni volteggiava spavalda al ritmo della pizzica salentina. Il mondo sembrava ai suoi piedi. Quasi due anni dopo, davanti a una siepe del giardino di casa, ha il volto scuro e indossa un golfino chiaro. In sottofondo si sente una capinera cinguettare. «Gli italiani hanno deciso e noi rispettiamo questa decisione», dice la premier. È il primo inciampo, dopo una lunga cavalcata trionfale. Non se l’aspettava. Fino all’ultimo giorno, aveva ripetuto ai suoi: «Vinceremo». Anche per questo è la sconfitta più bruciante. «Le discese ardite e le risalite», cantava però il suo amato Battisti. Si vota il prossimo anno. Ricomincia la scarpinata.
Giorgia, dopo gli allori, torna in trincea. Come ai vecchi tempi. Con l’elmetto calato sulla fronte, pronta a contrattaccare. «Non sono più consentiti errori o distrazioni» ha chiarito a chi l’ha incontrata in questi giorni. «Quando ci ripresenteremo davanti agli italiani, dovremo essere certi di avere fatto tutto il possibile». Le prime vittime sono state Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi. Il sottosegretario alla Giustizia s’è dimesso dopo l’irreparabile: era diventato socio della figlia di un prestanome del boss Senese. La capo di gabinetto




