
di Giuseppe Sarcina
Respinte le iniziative dei mediatori Pakistan, Egitto e Turchia. Europa ancora tagliata fuori
Tre formule sul tavolo dei negoziati, ma l’accordo tra Iran e Stati Uniti sembra ancora lontano. L’ultimo tentativo è firmato dai diplomatici di Pakistan, Egitto e Turchia: 45 giorni di tregua e immediata riapertura dello Stretto di Hormuz. Condizioni minime per alleggerire le tensioni e creare un contesto favorevole alla trattativa. Come dire: difficile confrontarsi se intanto non fermiamo i bombardamenti e blocchiamo la destabilizzazione dell’economia di mezzo mondo. Ma l’iniziativa dei mediatori è stata respinta sia a Teheran che a Washington. Il regime degli ayatollah rilancia con un altro schema: non basta una fragile tregua, serve la fine delle ostilità. Inoltre vanno eliminate le sanzioni che soffocano i commerci iraniani. Infine, gli Usa devono impegnarsi a rimborsare i danni causati dagli attacchi. Solo a quel punto si può riprendere la navigazione in sicurezza a Hormuz e iniziare a ragionare sul programma nucleare. Più difficile da decifrare, come sempre, l’atteggiamento di Donald Trump. Il presidente americano conferma che oggi scade l’ultimatum imposto all’Iran. I toni sono ultra minacciosi: «Quel Paese può essere eliminato in un giorno e quel giorno può essere




