Tra le navi che sono state segnalate di recente per aver compiuto senza problemi la traversata dello Stretto di Hormuz, una appartiene alla compagnia CMA CGM, il cui quartier generale è a Marsiglia. Questa società è uno dei giganti al vertice della classifica mondiale degli armatori. Guidata da Rodolphe Saadé, appartiene da due generazioni alla dinastia franco-libanese dei Saadé. Negli ambienti della marina mercantile si mormora che per avere la garanzia di un transito sicuro abbia pagato un pedaggio all’Iran, ma non esistono conferme ufficiali. Non sarebbe strano: «così fan tutti», si dice nell’ambiente. O quasi tutti? È il segreto di Pulcinella che gli addetti ai lavori conoscono da settimane. Hormuz non è affatto chiuso. È, per così dire, «socchiuso», con una selezione dei transiti.
I numeri raccolti da fonti specialistiche della navigazione e dell’industria energetica raccontano una storia meno drammatica rispetto a definizioni come «blocco» o «embargo». Secondo Lloyd’s List Intelligence almeno 201 navi hanno attraversato Hormuz dall’inizio della guerra, cioè dalla fine di febbraio. Nella settimana più recente rilevata, i transiti sono stati 51, il dato settimanale più alto da quando il conflitto è esploso. Il confronto con la normalità prebellica è pur sempre impietoso: nel 2025 passavano




