di Redazione Economia
Nessuna emergenza nazionale, ma il taglio delle accise e la corsa ai distributori più convenienti hanno svuotato alcuni impianti mentre benzina e diesel tornano a salire. Il governo intensifica i controlli anti-speculazione
I cartelli con scritto «carburante esaurito» o «benzina esaurita» comparsi qualche settimana fa in diversi distributori italiani — da Treviso a Como, lungo la rete urbana e in alcuni casi anche su quella autostradale — hanno riacceso un riflesso ormai familiare tra gli automobilisti: la paura di restare senza rifornimento. Ma al momento si tratta più di una percezione alimentata dal contesto internazionale, con il nuovo rialzo delle tensioni geopolitiche e la guerra in Iran che ha riportato volatilità sui mercati energetici, che ad una vera emergenza su presunte mancanze di materia prima raffinata. Non siamo di fronte ad uno «shortage», ma è chiaro che bisognerà monitorare l’andamento del conflitto e la riapertura (o meno) dello stretto di Hormuz da dove passa il 20% del petrolio globale.
Gli effetti collaterali
Il fenomeno osservato nelle settimane scorse è stato molto circoscritto e, soprattutto, temporaneo. A svuotare alcuni serbatoi non è stata una rottura strutturale della filiera, bensì un effetto collaterale della misura varata dal




