
di Mario Platero
Il salvataggio dei piloti Usa in Iran e il ruolo fondamentale delle unità che supportano gruppi speciali e militari. Ecco come funzionano
NEW YORK – Quando ero «embedded» in una missione militare di rifornimento nel febbraio del 1991, durante «Operation Desert Storm», ho visto vicinissimo il muso di un F-15 Eagle, identico a quello abbattuto l’altro giorno in Iran, con due ufficiali di bordo come quelli messi in salvo, finalmente entrambi, ieri notte.
Era la prima guerra contro l’Iraq, quella per liberare il Kuwait occupato nel 1990 da Saddam Hussein. Ero a bordo di un Boeing KC-135, modello identico agli aerei di rifornimento coinvolti poche settimane fa in un altro incidente delle forze americane in Iran. Durante un’operazione di rifornimento il 12 marzo scorso, qualcosa non ha funzionato e un velivolo è precipitato uccidendo tutti e sei i membri dell’equipaggio (tre operativi, tre in addestramento).
Il giorno dopo, il 13 marzo, un attacco iraniano alla base aerea Prince Sultan vicino a Riad sempre in Arabia Saudita, ha distrutto altri cinque velivoli.
Ora, con le notizie del successo di un’operazione militare complessa, che ha coinvolto centinaia di soldati americani, uno spiegamento di aerei,




