
di Matteo Persivale
Trump chiede un aumento del 44% fino a 1.500 miliardi. In un anno silurati dodici ufficiali
DAL NOSTRO INVIATO
NEW YORK – C’è la guerra, aveva avvisato Trump mercoledì notte nel discorso alla nazione, dunque al momento è quella la priorità assoluta. Non era sceso in dettagli, ma ieri l’ha fatto: ha richiesto ufficialmente un aumento del 44% del budget del Pentagono, 1 miliardo e mezzo di dollari (1 miliardo e 300 milioni di euro) nel prossimo anno fiscale. Rappresenterebbe — se approvato in parlamento — il più massiccio riarmo nella storia degli Stati Uniti. Ha annunciato qualche taglio, poca roba in proporzione: circa 73 miliardi di dollari presi da ricerca sanitaria, istruzione primaria, secondaria e superiore, dalle sovvenzioni per le energie rinnovabili e il clima, da un programma per gli alloggi di persone a basso reddito.
C’è la guerra: una volta sarebbe stato improponibile annunciare nel pieno di una possibile escalation — a meno che si decida di trasformare lo Stretto di Hormuz in un casello autostradale gestito dagli ayatollah, rendendoli padroni del rubinetto del petrolio globale — un massiccio rimpasto tra i vertici militari. Ma la purga decisa dal ministro della Guerra Pete Hegseth




