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Hormuz, un dollaro a barile di petrolio e le navi amiche dell’Iran passano lo Stretto: come funziona il «pedaggio»

di Stefano Agnoli

A diversi operatori navali con i vascelli bloccati a ovest dello Stretto verrebbe offerta la possibilità di contattare una società intermediaria legata ai «Guardiani della Rivoluzione». Pagamenti in yuan cinesi o in stablecoins

«Un fiorino!», anzi, un dollaro al barile di petrolio, pagato in yuan cinesi o, ancora meglio, in stablecoins. È la gabella che devono riconoscere ai Guardiani della Rivoluzione le poche navi “amiche” dell’Iran alle quali è concesso, in cambio appunto di una tassa spesso milionaria, il transito protetto attraverso lo stretto di Hormuz. Secondo la ricostruzione dei cronisti di Bloomberg, ciò che sta accadendo è che a diversi operatori navali che hanno i loro vascelli bloccati a ovest dello Stretto (si stima che siano oltre duemila) verrebbe offerta la possibilità di contattare una società intermediaria, legata appunto ai Guardiani della Rivoluzione (Irgc), con l’obbligo di fornire ad essa informazioni sul proprietario, la bandiera battuta dall’imbarcazione, la registrazione e la destinazione del carico, la lista dell’equipaggio e i dati dell’Ais, il sistema di identificazione automatica della nave. 

Il ruolo dell’intermediario

Una volta ottenuti tutti i dettagli, l’intermediario avrebbe il compito di trasmettere il file al comando della marina Irgc della provincia di

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