di Massimo Gaggi
Le sentenze per i danni psicologici ai giovani, le big tech daranno battaglia. Ma il modello economico di Big Tech ora dovrà cambiare
Meta di Mark Zuckerberg e Alphabet-Google minimizzano dopo le condanne per i danni provocati ai minorenni dalle loro reti sociali (i due gruppi controllano Facebook, Instagram, WhatsApp e YouTube). Faranno appello basandosi sulla tesi di alcuni esperti per i quali la dipendenza provocata dai social media sui giovani non è scientificamente provata. Le sanzioni, poi, 6 milioni di dollari a Los Angeles e 375 milioni in New Mexico, di per sé non sono tali da spaventare Meta, che nel 2025 ha registrato ricavi superiori ai 200 miliardi e un profitto netto di 23 miliardi, dopo aver scontato un imponente volume di investimenti in intelligenza artificiale.
Chi vieta e chi no
Mentre nel mondo da anni la sensibilità e anche gli interventi correttivi sulle società tecnologiche sono andati molto più avanti (social media vietati fino all’età di 16 anni in Australia e ora anche Spagna, Gran Bretagna, Malesia, Danimarca e altri Paesi stanno pensando di introdurre misure analoghe), in America regolamentazioni e tribunali procedono molto più lentamente. Giustizia e politica sono molto




