
La guerra in Medio Oriente mette in crisi il settore. Meno rotte percorribili e carenze sempre più gravi di carburante fanno aumentare i prezzi, con i rincari che resteranno almeno fino all’autunno.
Gli effetti indesiderati della guerra mediorientale stanno colpendo brutalmente il settore del traffico aereo, proprio mentre l’inizio della stagione estiva dista solamente qualche mese.
Alla chiusura di spazi aerei di vitale importanza per le rotte commerciali si aggiungono rincari catastrofici nei costi del carburante aereo, senza dimenticare il traffico limitato in grandi hub come Abu Dhabi, Dubai e Doha.
La naturale conseguenza è un generale rincaro nei costi operativi, che si riflette per i consumatori in biglietti più salati e meno disponibilità di aerei. La situazione, tuttavia, potrebbe essere ancora più complicata.
Carenza di carburante
La chiusura dello Stretto di Hormuz, come ormai noto, ha tolto improvvisamente dal mercato quasi un quinto del greggio globale. Tra i principali prodotti raffinati dal petrolio c’è il kerosene per aerei.
Tale prodotto, fino all’inizio della guerra, veniva raffinato in loco ed esportato anche in Europa. Il Vecchio Continente, secondo un rapporto della Food and Agriculture Organization (FAO), importava fino al 60% del proprio carburante aereo dai Paesi del Golfo Persico.




