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La Cina può battere gli Usa nella corsa tech? Sì, perché non è più soltanto la «fabbrica del mondo»

di Luca Angelini

Leo Rafael Reif, presidente del Mit di Boston dal 2012 al 2022, nel suo intervento su Foreign Affairs spiega che nell’ultimo decennio la Cina ha dimostrato di poter essere una potenza dell’innovazione, dai farmaci alle armi

Titolo: «L’America sta perdendo la corsa all’innovazione». Sottotitolo: «Perché il futuro della scienza potrebbe essere cinese». Il solito allarmismo? Esagerazioni già sentite? Ma se la firma sotto quel titolo è di Leo Rafael Reif, conviene non liquidare la faccenda con un’alzata di spalle. Perché Reif non è soltanto un mago dell’elettronica e dell’informatica, ma è stato per dieci anni, dal 2012 al 2022, presidente del Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston. Un paio di cose su ricerca e sviluppo, insomma, le sa.

Da fabbrica del mondo a colosso del tech

E già le prime righe del suo intervento su Foreign Affairs vogliono essere una scossa al suo Paese d’adozione (Reif è di origini venezuelane, anche se vive negli Stati Uniti da quasi cinquant’anni): «La Cina è stata a lungo liquidata come la fabbrica del mondo: un Paese che eccelle nella produzione di tecnologie inventate altrove, ma incapace di inventare qualcosa di radicalmente nuovo in autonomia. Tuttavia, nell’ultimo decennio

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