di Valentina Iorio
Rungi, economista della Scuola IMT Alti Studi Lucca: «Per il momento la manifattura ha tenuto ma ci sono fosche nubi all’orizzonte. I dati di Standard & Poors ci indicano che c’è un picco nelle domande di fallimento»
È passato un anno dal «Liberation Day», il «Giorno della Liberazione», quando il presidente americano Donald Trump annunciò dazi record contro oltre 50 Paesi, che spazzarono via diecimila miliardi di dollari di capitalizzazione in Borsa nel giro di tre giorni. Il 2 aprile 2025 sarebbe dovuto essere il giorno, secondo Trump, della rinascita dell’industria americana. Con le tariffe gli Stati Uniti sarebbero diventati «ricchi sfondati» e le imprese che avevano «abbandonato» gli Usa avrebbero fatto marcia indietro, aveva promesso il tycoon.
Ma è andata davvero così? Che effetto hanno avuto finora le tariffe?
Ne parliamo con Armando Rungi, professore di Economia internazionale della Scuola Imt Alti Studi Lucca.
A un anno dal «Liberation Day» quali conseguenze hanno avuto i dazi?
«A dispetto delle previsioni più nefaste, il commercio mondiale è cresciuto nel 2025. Lo scambio di beni, ci riporta l’Organizzazione mondiale del commercio, è cresciuto in volume del 2,4% e quello in servizi del 4,2% circa. Ciò nonostante, l’architettura degli scambi cambia. Le




